Verso la fine del Settecento e l’inizio del Novecento il problema dei “diversi” comincia a essere affrontato dal punto di vista scolastico formativo.
Il primo a sostenere il concetto dell’interazione in favore dei minorati psichici fu De Sanctis che istituì un ospizio-scuola, dove i fanciulli furono raccolti da mattina a sera ogni giorno, per tutto l’anno, onde ricevervi il necessario nutrimento, le cure mediche, l’educazione fisica e morale, l’istruzione, il tutto adatto ai bisogni di ogni singolo alunno.
Così le Amministrazioni comunali e provinciali e gli enti religiosi e privati, istituirono le prime scuole speciali, altamente specializzate e caratterizzate da un alto spirito di assistenza e beneficenza che all’estero si parlò di una “via italiana” per l’assistenza educativa ai bambini anormali. Però il nostro Ministero non seguì, in questa nobile iniziativa, infatti adottò criteri emarginanti nei confronti dei deboli e ancor più dei disabili.
I problemi dei soggetti disabili ebbero una risonanza internazionale con la “dichiarazione dei diritti del fanciullo”, sotto la spinta di tale documento, il nostro Ministro della Pubblica Istruzione, impartì disposizioni più estensive e dettagliate sulla formazione delle classi di scuola speciale e sulle classi differenziali. Il predetto Ministero emanò due circolari: riguardo al numero degli alunni, si stabiliva che ogni classe di scuola speciale ne dovesse avere da 6 a 10, mentre ogni classe differenziale da 8 a 15.
Si incrementarono, così, in tutto il territorio nazionale le scuole speciali, ubicate in edifici scolastici e separati da quelli comuni che accoglievano tutti i fanciulli in età dell’obbligo scolastico, cosiddetti “handicappati”, cioè aventi disturbi o difetti fisici o psichici.
Per la scuola materna statale bisogna aspettare la legge istitutiva che prevedeva per i bambini dai 3 ai 6 anni, affetti da disturbi, la formazione di sezioni speciali presso le scuole materne normali e, per i casi più gravi, scuole materne speciali.
Si evidenzia, che il nostro legislatore nel 1968 concepiva ancora la sede scolastica del disabile diversa da quella del fanciullo normale e confondeva i vari tipi di handicap ponendo il bambino psicotico accanto al disabile fisico, il debole mentale accanto al caratteriale, accomunandoli tutti in un trattamento educativo che ignorava completamente la particolarità delle diversità di ciascuno.
Il 1968 è l’anno delle rivoluzioni. Esso portò alla scoperta e all’affermazione di una “nuova umanizzazione”, come la sensibilizzazione delle categorie dei cittadini più deboli ed emarginati, quali i disabili. Il 1968 ha ridato ai “non” la possibilità di ribaltare la negazione, ed è questo “diverso” che deve diventare una potente forza contro la muraglia dei “non” per penetrare nella norma, modificarla e trasformarla, rendendola elastica, capace di allargarsi per comprendere in essa tutti, nessuno escluso.
Così nel 1971 il nostro Parlamento emanò la legge che propose un nuovo modello di scolarizzazione degli alunni disabili.
La legge stabiliva, infatti che “l’istruzione dell’obbligo dei minori invalidi civili deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvi i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettuali o menomazioni fisiche tali da impedire l’inserimento”.
Si ha così un’autentica rivoluzione, che segnò la presa di coscienza, verso i problemi educativi dei soggetti disabili da parte del Ministero che, emanò la circolare che, prevedeva l’inserimento, nelle sezioni della scuola materna e nelle classi comuni della scuola elementare e media , degli alunni che presentavano particolari difficoltà di apprendimento e di adattamento, in quanto affetti da disturbi.
I risultati non si fecero attendere. Nello stesso anno scolastico 1975 i disabili incominciarono ad abbandonare le scuole speciali e si iscrissero nelle classi normali, site nell’ambito territoriale, soprattutto laddove trovarono insegnanti, particolarmente sensibili al loro problema, disposti ad accoglierli.
lunedì 31 maggio 2010
mercoledì 12 maggio 2010
Lo sterminio dei disabili adulti:

Nel 1939, con l’inizio della guerra, Hitler dette l’avvio anche all’operazione di eutanasia dei disabili adulti perché secondo lui ”quelle dei disabili erano vite indegne d’essere vissute”.
Alla base del progetto, vi era un criterio di ordine economico e utilitaristico; infatti si era calcolata che l’eutanasia dei disabili adulti avrebbe fatto risparmiare parecchi soldi allo stato tedesco.
Il progetto “action T4” sulla soppressione degli adulti disabili fu sottoscritto da tutti gli ufficiali medici e dalla KdF i quali optarono per l’uccisone diretta tramite gas mortale. Il primo centro di assassinio di massa fu preparato attorno il 1940. In questo centro in un primo momento i disabili venivano sottoposti alla spogliazione di abiti ed effetti personali; poi erano sottoposti alla sommaria visita medica per controllare possibili denti d’oro e infine, dopo essere stati marchiati con nastro adesivo, erano invitati a fare la doccia e condotti nelle camere a gas. Dopo l’esecuzione , il personale di servizio accatastava i cadaveri, li portava al forno crematorio e poi sistemava le ceneri in una fossa comune. Inizialmente le camere a gas potevano contenere 70 adulti disabili, successivamente si passò a 300 o 400 persone per volta per accelerare il genocidio.
Le numerose opposizioni da parte dei familiari delle persone disabili al progetto action T4 portarono i nazisti ad attuare un ignobile inganno detto “truffa di Cholm”. Le direzioni degli ospedali di provenienza: a chiunque chiedesse notizie dei proprio congiunti, rispondevano che erano trasferiti nell’unità di Cholm in Polonia, con tanto di indirizzo e casella postale. I cespiti dovuti per l’assistenza ospedaliera dovevano quindi essere versati a questa struttura. Ma Cholm era solo una casella postale immaginaria, la quale dopo tre mesi dal trasferimento del disabile , comunicava ai parenti l’avvenuto decesso.
lunedì 10 maggio 2010
DISABILI DURANTE IL PERIODO NAZISTA:

Il 27 Gennaio di ogni anno si celebra la giornata della memoria dell’ olocausto ebraico e oltre a ricordare il genocidio di circa 6 milioni di ebrei da pochi anni si è finalmente proposto di parlare anche dello sterminio delle persone disabili.
Il massacro dei bambini disabili:
Il primo caso dell’uccisione di un bambino disabile si ha in Germania nel 1938 con esso ebbe inizio il processo di eutanasia in quanto successivamente Hitler istituì un programma si soppressione dei bambini con difetti fisici o mentali.
La pianificazione dell’eutanasia infantile fu un’operazione segreta.Il 18 Agosto 1939uscì un decreto ministeriale sull’obbligo di dichiarazione dei neonati deformi. Per l'uccisione dei bambini il comitato del Reich creò reparti di eutanasia infantile presso gli ospedali statali denominati reparti per l’assistenza esperta dei bambini.
All’interno di questi ospedali i piccoli disabili furono sottoposti a studi medici. Nelle autopsie vennero asportati gli organi, specie il cervello, per scopi scientifici quindi svolsero la macabra funzione di cavie da laboratorio per il “progresso della scienza”.
Il trasferimento dei bambini nei reparti di eutanasia non incontrava alcun ostacolo se i piccoli erano istituzionalizzati ma se i piccoli, sotto i tre anni, erano in famiglia, bisognava convincere i genitori a rilasciare il figlio agli ufficiali sanitari locali. Questi ultimi ingannavano i genitori dicendo che , nei reparti, cui erano destinati i loro figli avrebbero potuto avere le cure necessarie. Il 20 settembre 1941 il Ministero emanò una circolare che dichiarava che l’istituzionalizzazione dei bambini disabili avrebbe liberato la famiglia in modo da consentire ai genitori di prendersi meglio cura dei fratelli sani. Infine la circolare indicava anche la possibilità di ricorrere alla forza in caso di rifiuto da parte dei genitori alla consegna dei figli.
Attuati questi meccanismi per sottrarre il figlio alla famiglia, esso veniva trasferito nel reparto di eutanasia dove, il medico redigeva la diagnosi, quasi sempre sfavorevole. D’altra parte, i medici del reparto di eutanasia erano nella maggioranza senza specializzazione e inoltre erano giovani e desiderosi di far carriera e il Comitato del Reich ricompensava con un premio in denaro il personale medico dei reparti di eutanasia infantile più “produttivi”. In base a queste diagnosi sfavorevoli i capi del Comitato davano l’ordine effettivo di sopprimere il bambino.
La scelta dei metodi di uccisione veniva lasciata ai medici. Uno dei metodi era la morte per inedia,l’uso di farmaci, come la morfina, i quali venivano usati regolarmente in modo tale da non provocare una morte immediata.
mercoledì 5 maggio 2010
lunedì 3 maggio 2010
LA SINDROME DI DOWN

La sindrome di Down è una delle più notevoli patologie prodotte da un’anomalia negli autosomi. Il nome deriva da John Langdon Down che ha descritto la patologia nel 1862, usando il termine mongolismo a causa dei tratti somatici del viso dei pazienti. Un altro temine utilizzato è trisomia 21 , in quanto la sindrome di Down è causata dalla presenza di un cromosoma 21 in più. Circa nel 90% dei casi, la causa di questa anomalia genetica è la mancata disgiunzione dei cromosomi che si verifica durante una delle divisioni meiotiche che portano alla formazione dei gameti della madre; ne consegue che lo zigote avrà un assetto di 47 cromosomi, con un cromosoma 21 soprannumerario in tutte le cellule dell’individuo affetto, anziché il normale numero diploide di 46 cromosomi tipici della specie umana.
La sindrome di Down interessa tutte le etnie, sia maschi che femmine e si manifesta in un caso ogni 600 - 700 nati vivi. L’età della madre è correlata fortemente alla probabilità di avere un individuo affetto dalla sindrome di Down.Però non bisogna pensare che la maggior parte delle donne che partoriscono un figlio affetto da trisomia 21 sia di età relativamente avanzata , infatti poche sono le donne che intorno ai 45 anni d’età decidono di aver un figlio. Quindi, i figli nati con trisomia 21 sono maggiormente partoriti da madri relativamente giovani.
L’aspettativa media di vita dei trisomici 21 è modesta, soprattutto per l’alta incidenza di malformazioni cardiovascolari e di gravi infezioni; esse è tuttavia andando aumentando negli ultimi anni ed attualmente si aggira attorno ai 30 anni; è però tutt’ora molto elevata la mortalità prima della nascita o nelle prime settimane di vita.
Gli affetti da questa sindrome presentano una socialità spiccata, è quindi consigliato far leva su questo elemento che stimola per l’apprendimento.
Un altro stimolo forte si può ricevere da un animale domestico con cui viene instaurata una amicizia profonda che consente al bambino affetto da sindrome di Down di superare alcune difficoltà in ambito relazionale. La possibilità, inoltre di maturare la responsabilità verso un animale è decisamente formativa e contribuisce alla maturazione dell’autonomia.
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